……E perchè è tanto difficile essere Felice?
l’infelicità ha molte cose da darti, cose che la felicità non può darti. Di fatto la felicità ti sottrae molte cose. La felicità ti porta via tutto ciò che hai sempre avuto e tutto ciò che sei sempre stato: la felicità ti distrugge.
L’infelicità distrugge il tuo ego e la felicità è fondamentalmente uno stato di assenza dell’ego. Questo è il problema, il punto cruciale del problema.
Ecco perchè le persone trovano tanto difficile essere felici. Ecco perchè nel mondo milioni di persone devono vivere nell’infelicità ….hanno deciso di vivere nell’infelicità. Questo ti dà un ego estremamente cristallizzato. Se sei felice, non esisti. Nell’infelicità sei cristallizato – nella felicità ti espandi.
Se comprenderai questo, le cose ti saranno lampanti.
L’infelicità ti rende speciale. La felicità è un fenomeno universale – non ha niente di speciale. Gli alberi sono felici, gli animali, gli uccelli sono felici. L’intera esistenza è felice, l’unica eccezione è l’uomo. Quando è infelice, l’uomo diventa davvero speciale, straordinario.
L’infelicità ti rende capace di attirare l’attenzione degli altri. Ogni volta che sei infelice gli altri si prendono cura di te, provano simpatia per te, ti amano. Tutti cominciano ad accudirti. Chi mai vorrebbe ferire una persona infelice? Chi sarebbe geloso di una persona infelice? Chi mai vorrebbe mettersi contro una persona infelice ? (…)
(…) Quando sei depresso, malato, infelice – gli amici vengono a farti visita per sollevarti il morale, per consolarti. Quando sei felice, gli stessi amici diventano gelosi di te. Quando sei realmente felice scopri che il mondo intero ti ha voltato le spalle.
Il mondo è costituito da persone infelici e nessuno è abbastanza coraggioso da contrapporsi al mondo intero; è troppo pericoloso, troppo rischioso. E’ meglio aggrapparsi all’infelicità, in questo modo si continua a far parte della folla. Sei felice: sei un individuo; sei infelice: fai parte della folla – hindu, maomettani, cristiani, indiani, arabi, giapponesi.(…)
(…) La società ama il conformismo, la gente ti rispetta, tu ottieni una grande rispettabilità – potresti perfino diventare un santo – ecco perchè i vostri santi sono tutti infelici. L’infelicità sta scritta a lettere maiuscole sulle loro facce e nei loro occhi. Poichè sono infelici, si sentono contrari a qualsiasi gioia. Condannano ogni forma di gioia, definendola edonismo; condannano ogni forma di gioia definendola peccato. Sono infelici e vorrebbero vedere il mondo intero infelice. Infatti possono esser stimati come santi solo in un mondo infelice. In un mondo felice sarebbero ricoverati in ospedale e sottoposti a cure mentali.
Ho osservato molti santi e ho scrutato nelle vite dei vostri santi del passato. Ci sono stati santi che hanno distrutto i loro occhi, perchè attraverso gli occhi l’uomo diventa consapevole della bellezza e poi sorge in lui la lussuria.
Ci sono stati dei santi che hanno reciso i propri organi genitali, e ricevevano il massimo, incredibile rispetto, per il semplice motivo che si erano mutilati, che avevano fatto violenza sul loro corpo.
Ci sono stati dei santi venerati perchè riuscivano a fare dei lunghi digiuni, erano esperti di digiuno. Quelle cose hanno creato semplicemente esseri umani infelici e una società infelice. (..)
(..) I miei sannyasin (discepoli di Osho) devono abbandonare del tutto questo meccanismo. Dovete imparare ad essere felici e dovete imparare a rispettare le persone felici e a prestare più attenzione alle persone felici. Questo significa rendere un grande servizio all’umanità. Non dimostrate troppa simpatia alle persone infelici. Se qualcuno è infelice, aiutalo, ma non simpatizzare con
lui. Non dargli l’impressione che l’infelicità sia qualcosa di meritorio. Fa in modo che comprenda bene che lo stai aiutando, ma afferma: “Non ti aiuto perchè rispetto la tua infelicità, ti aiuto solo perchè sei infelice”. Cioè stai solo tentando di tirar fuori quell’uomo dalla sua infelicità, perchè l’infelicità è brutta. Fa in modo che senta anche lui che l’infelicità è brutta, che sentirsi infelice non significa essere virtuoso – e che si convinca: “No sto rendendo un grande servizio all’umanità!”
Siate felici, rispettate la felicità e aiutate la gente a comprendere che la felicità è lo scopo della vita – satchitanand. I mistici orientali hanno detto che Dio ha tre qualità. Egli è sat – è la verità, l’essere. Egli è chit – la consapevolezza – L’ultima qualità, la vetta più alta è anand – la beatitudine. Dovunque c’è betitudine là c’è Dio. Ogni volta che incontrate una persona beata, rispettatela: è santa. (..)
Ancora una cosa: l’infelicità non richiede talenti, tutti possono permettersela. La felicità invece richiede talenti, genialità e creatività. Solo le persone creative possono essere felici. Lascia che questa realtà penetri in profondità nel tuo cuore. Crea qualcosa a sarai felice. Crea un giardino, fa in modo che il giardino sbocci e qualcosa sboccerà in te. Crea un dipinto e quando darai gli ultimi ritocchi, ti accorgerai di non essere più la stessa persona. Darai gli ultimi ritocchi a qualcosa di nuovo sorto nel tuo essere.
Scrivi una poesia, dispiega un canto, danza e osserva: cominci a diventare felice.
Ecco perchè nella mia Comune la creatività sarà la nostra preghiera al divino. Questa Comune non sarà formata da persone con le facce tristi, serie. Questa sarà una Comune di artisti, di pittori, di poeti, di scultori, di danzatori, di musicisti!
Per essere felici bisogna essere intelligenti e l’uomo viene educato a non sviluppare la propria intelligenza: ha bispgno di persone stupide. Come mai? Perchè gli stupidi possono essere manipolati. Le persone intelligenti non sono necessariamente obbedienti – possono obbedire o possono non obbedire. Ma la persona stupida non può disobbedire: è sempre pronta a ricevere ordini. I politici non vogliono che l’intelligenza accada nel mondo, neppure i preti lo vogliono e neppure i generali. La persona intelligente è ribelle. L’intelligenza è ribellione. La persona intelligente sceglie in modo autonomo se dire si o dire no. La persona intelligente non può essere legata alle tradizioni, non può vivere nella venerazione del passato. La persona intelligente vuole creare un futuro, vuole vivere nel presente.
Invece la persona sciocca è tradizionalista. E’ pronta a seguire i preti e qualsiasi politico stupido, è pronta a eseguire ogni ordine, è pronta a cadere ai piedi di qualsiasi autorità costituita.
La meditazione è lo stratagemma per far espandere la tua intelligenza. Più diventi meditativo e più diventi intelligente. Ma ricorda, dicendo intelligenza non intendo dire intellettualismo. L’intellettualismo fa parte della stupidità.
L’intelligemza è un fenomeno totalmente diverso, non ha niente a che fare con la testa. L’intelligenza è qualcosa che proviene dal centro stesso del tuo essere. Affiora in te e comincia a far crescere molte cose in te. Diventi felice e creativo, diventi ribelle e avventuroso, cominci ad amare l’insicurezza e a muoverti nell’ignoto. Cominci a vivere pericolosamente, perchè questo è l’unico modo per vivere.
Essere un sannyasin significa: “Voglio vivere la mia vita in modo intelligente”, “Non voglio essere un semplice imitatore”, “Voglio vivere all’interno del mio essere, non voglio seguire le direttive e i comandi provenienti dall’esterno”, “Voglio correre il rischio di essere me stesso, non voglio condividere la psicologia delle masse”, “Voglio trovare da solo il mio sentiero” e “Voglio percorrere il mio sentiero nel mondo della verità”. Proprio camminando nell’ignoto, crei la tua strada. Il sentiero non è già pronto, lo crei mentre cammini. Per gli sciocchi, esistono le superstrade, percorse dalle masse. Le hanno percorse per secoli e secoli – non arrivando in nessun luogo, girando in circoli viziosi. In questo caso si ha il conforto di essere in compagnia di tanta gente, di non essere soli.
L’intelligenza ti dà il coraggio di essere solo e ti fa vedere come puoi essere creativo. Fa sorgere in te una grande urgenza, una grande fame di essere creativo. Solo così – come conseguenza, potrai essere beato, estatico.
Tratto da “Il libro del Risveglio”
Osho